Tiroide e gravidanza

Il deficit iodico è causa riconosciuta di danno cerebrale nel feto in via di sviluppo. Sebbene si pensi che questo problema sia presente solo nei paesi sottosviluppati, in realtà una condizione di deficit iodico di grado lieve-moderato è ampiamente diffusa in molte aree dell’Europa, in particolar modo in quei paesi, come l’Italia, nei quali la supplementazione iodica non è obbligatoria. Va ricordato che lo Iodio è un componente chiave negli ormoni tiroidei, i quali svolgono un ruolo cruciale per la sviluppo cerebrale del feto.

Bath SC et al. hanno pubblicato nel Maggio 2013 su Lancet un importante studio condotto in Inghilterra, che ha valutato l’associazione fra deficit iodico lieve-moderato in gravidanza e quoziente intellettivo (QI) nella progenie (1). Lo studio ha valutato la Ioduria in una coorte di circa 1000 donne entro il primo trimestre di gravidanza. Le pazienti sono state suddivise in due gruppi in rapporto alla Ioduria (espressa come rapporto con la creatininuria): minore o maggiore di 150 μg/g. È stata quindi valutata l’associazione fra Ioduria materna e QI nei rispettivi bambini a 8 anni di età, e capacità di lettura degli stessi a 9 anni.

bambini nati da madri con deficit iodico presentavano un peggior punteggio nel QI nelle perfomance verbali e nella capacità di lettura rispetto ai bambini nati da madri con adeguato apporto iodico. Inoltre, i dati dello studio hanno evidenziato una correlazione diretta fra Ioduria materna e QI del bambino, dato che indica che una ridotta performance intellettiva del bambino non è confinata solo ai casi di madri con deficit iodico marcato (< 50 μg/g), ma è presente, in misura proporzionale, anche nei bambini nati da madri con Ioduria bassa, compresa fra 50-150 μg/g.

Distribuzione dei punteggi di sviluppo mentale in bambini da 2.5 a 6 anni secondo l’apporto iodico.

Se è vero da un lato che una differenza di 2 o 3 punti in termini di QI possa apparire trascurabile, va però considerato che un più scarso sviluppo cognitivo è associato a più scarsi risultati scolastici, più bassi livelli di istruzione, e minori guadagni in età adulta. È stato calcolato che, a livello di popolazione generale, l’aumento di 1 solo punto nel QI equivale ad un costante aumento annuale del prodotto interno lordo pari allo 0.11% (2). Questo studio, sebbene con i limiti impliciti in uno studio osservazionale, conferma il ruolo decisivo dell’apporto iodico materno sul QI del bambino e la necessità di effettuare studi prospettici randomizzati in tale ambito.

Meritano a questo proposito di essere citati uno studio americano che ha dimostrato l’associazione fra ipotiroxinemia materna e ridotte performance verbali e non verbali nei bambini a 18 e 30 mesi di età, così come un altro recente studio olandese che ha dimostrato rallentata risposta a test cognitivi nei bambini di 5-6 anni, nati da madri ipotiroxinemiche. Sono altresì da ricordare due studi spagnoli i quali hanno dimostrato come la supplementazione iodica in gravidanza in gestanti ipotiroxinemiche dia luogo a migliori performancepsicomotorie nei bambini, rispetto a pazienti non trattate.

È necessario sottolineare quindi che il deficit iodico rappresenta un tema di salute pubblica, soprattutto per le donne in età fertile; risulta chiaro quanto sia importante attuare ogni strategia che miri al raggiungimento di un adeguato apporto giornaliero di iodio in gravidanza, pari a 250 μg al giorno, come suggerito dalla WHO.

La cosa fondamentale è quella di poter diagnosticare eventuali malattie tiroidee prima o all’inizio della gravidanza, per evitare possibili danni al feto, per cui vanno eseguiti i dosaggio ormonali ( Ft3-Ft4-TSH-TPO-TGA) prima dell’avvio della gravidanza. 

Se risulteranno normali basterà supplementare la dieta della donna con intergrazione di iodio, se altresì la paziente risultasse ipotiroidea prima della gravidanza o durante andrà iniziata tempestivamente una terapia sostitutiva con ormone tiroideo, per assicurare una corretta prosecuzione della gravidanza e scongiurare danni neurologici al nascituro.

Altro discorso merita la tiroidite di Hashimoto ( diagnosticata da esami ematici TPO-TGA alti ), si è visto come questi anche in presenza di una normale funzionalità tiroidea della futura mamma possono portare ad un aumentato rischio di aborti ripetuti e problemi in gravidanza. Si consiglia pertanto in questi casi un terapia PRE gravidanza.

Con queste accortezze non saranno presenti rischi né per la mamma che per il bambino.

Carenza Iodica

La carenza nutrizionale di iodio rappresenta un grave problema sanitario e sociale che interessa un numero elevato di persone in vari paesi del mondo compresa l’Italia.

La carenza di iodio compromette la funzione tiroidea e si traduce in quadri morbosi, predisponendo a varie malattie dal gozzo all’ipotiroidismo.

L’apporto giornaliero di iodio raccomandato ( FAO – WHO ) è di 150  mcg/die per gli adulti, 90 mcg/die per i bambini al di sotto di 2 anni e 250mcg /die nelle donne in gravidanza ed allattamento.

Gli alimenti presentano un contenuto di iodio variabile ; i prodotti ittici ( 100mcg/100mg ), il latte (10-20 mcg/100mg ) sono quelli con il livello di iodio più elevato mentre cereali, vegetali e carni contengono bassi livelli di iodio ( tra i 5 e i 9 mcg /100 mg )

Particolare attenzione va posta nel caso di gravidanza, se infatti il fabbisogno giornaliero è di circa 150 mcg/die , questo in gravidanza aumenta radicalmente a 250 mcg/die.

Il gozzo è la malattia tiroidea più diffusa nel mondo. Secondo i dati dell’OMS, 1 miliardo di persone al mondo sono affette da tireopatie e di queste oltre 200 milioni sono malate di gozzo.

In Italia si stima un’incidenza del gozzo  maggiore del 10 % della popolazione, con un impatto economico di 150 milioni di Euro all’anno. Nella popolazione giovanile il gozzo interessa almeno il 20 % delle persone. Questo pone il nostro paese nella situazione di endemia gozzigena secondo la definizione dell’OMS (presenza di gozzo in oltre il 5 % della popolazione).

Ricordiamo come lo iodio che è elemento fondamentale per la corretta funzionalità della tiroide non provenga come si creda dal mare, ma direttamente dalla nostra terra ; ossia la quantità di iodio che arriva a noi dipende dalla quantità di iodio presente nelle rocce della nostra regione in quanto l’acqua piovana passando attraverso le rocce si arricchisce di tutta una serie di minerali tra cui appunto lo iodio ; l’acqua finisce poi alle piante , ai vegetali, alle coltivazioni, agli animali , ai bacini idrici e direttamente al nostro rubinetto di casa ; in liguria e piemonte le rocce sono povere di iodio per cui nonostante la vicinanza al mare sono regioni a carenza iodica.

Questa determina il fatto che le malattie tiroidee cliniche e subcliniche possono colpire fino  al 30% della popolazione.

L’apporto giornaliero di iodio raccomandato ( FAO – WHO ) è di 150  mcg/die per gli adulti, 90 mcg/die per i bambini al di sotto di 2 anni e 250mcg /die nelle donne in gravidanza ed allattamento.

Gli alimenti presentano un contenuto di iodio variabile ; i prodotti ittici ( 100mcg/100mg ), il latte ( 10-20 mcg/100mg ) sono quelli con il livello di iodio più elevato mentre cereali, vegetali e carni contengono bassi livelli di iodio ( tra i 5 e i 9 mcg /100 mg )

Particolare attenzione va posta nel caso di gravidanza, se infatti il fabbisogno giornaliero è di circa 150 mcg/die , questo in gravidanza aumenta radicalmente a 250 mcg/die

Il deficit iodico è causa riconosciuta di danno cerebrale nel feto in via di sviluppo. Sebbene si pensi che questo problema sia presente solo nei paesi sottosviluppati, in realtà una condizione di deficit iodico di grado lieve-moderato è ampiamente diffusa in molte aree dell’Europa, in particolar modo in quei paesi, come l’Italia, nei quali la supplementazione iodica non è obbligatoria. Va ricordato che lo Iodio è un componente chiave negli ormoni tiroidei, i quali svolgono un ruolo cruciale per la sviluppo cerebrale del feto.

Bath SC et al. hanno pubblicato nel Maggio 2013 su Lancet un importante studio condotto in Inghilterra, che ha valutato l’associazione fra deficit iodico lieve-moderato in gravidanza e quoziente intellettivo (QI) nella progenie (1). Lo studio ha valutato la Ioduria in una coorte di circa 1000 donne entro il primo trimestre di gravidanza. Le pazienti sono state suddivise in due gruppi in rapporto alla Ioduria (espressa come rapporto con la creatininuria): minore o maggiore di 150 μg/g. È stata quindi valutata l’associazione fra Ioduria materna e QI nei rispettivi bambini a 8 anni di età, e capacità di lettura degli stessi a 9 anni.

bambini nati da madri con deficit iodico presentavano un peggior punteggio nel QI nelle perfomance verbali e nella capacità di lettura rispetto ai bambini nati da madri con adeguato apporto iodico. Inoltre, i dati dello studio hanno evidenziato una correlazione diretta fra Ioduria materna e QI del bambino, dato che indica che una ridotta performance intellettiva del bambino non è confinata solo ai casi di madri con deficit iodico marcato (< 50 μg/g), ma è presente, in misura proporzionale, anche nei bambini nati da madri con Ioduria bassa, compresa fra 50-150 μg/g.

Se è vero da un lato che una differenza di 2 o 3 punti in termini di QI possa apparire trascurabile, va però considerato che un più scarso sviluppo cognitivo è associato a più scarsi risultati scolastici, più bassi livelli di istruzione, e minori guadagni in età adulta.

È necessario sottolineare quindi che il deficit iodico rappresenta un tema di salute pubblica, soprattutto per le donne in età fertile; risulta chiaro quanto sia importante attuare ogni strategia che miri al raggiungimento di un adeguato apporto giornaliero di iodio in gravidanza, pari a 250 μg al giorno, come suggerito dalla WHO