Chirurgia della Tiroide

CHIRURGIA DELLA TIROIDE:  la tiroide può essere asportata completamente (tiroidectomia totale) o parzialmente (lobectomia, asportazione di metà tiroide).

Il tipo di intervento è deciso dallo specialista in accordo con il paziente in base a parametri clinici e la situazione particolare di ogni singolo paziente. L’asportazione di metà tiroide è curativa in caso di Adenoma di Plummer o gozzo uninodulare ed è diagnostica in caso di noduli a citologia indeterminata.

Nel caso di neoplasie accertate o molto sospette ( agospirati tiroidei THY3B-4-5 ) solitamente è indicata una asportazione completa della ghiandola (tiroidectomia totale). Le tecniche consistono in una incisione alla base del collo di dimensioni proporzionate alla ghiandola che sarà asportata, ma in genere il taglio è di circa 4-5 cm. Esistono casi in cui è possibile eseguire la tiroidectomia o la lobectomia con tecnica miniinvasiva (MIVAT), cioè con una piccola cicatrice e l’ausilio della telecamera, casi in cui è possibile eseguire l’intervento attraverso tagli lontani dal collo: dall’ascella o dal fornice cengivale, cioè dietro al labbro inferiore; tali tecniche trovano specifiche e ristrette indicazioni da discutersi con il chirurgo endocrino ed hanno un vantaggio esclusivamente estetico.

La degenza mediamente dura 1 o 2 giorni con pochissime complicanze se l’intervento viene fatto da chirurghi endocrini specializzati in centri con grande volume di attività; quelle più frequenti consistono in una possibile ipocalcemia transitoria e  modificazioni della timbrica della voce legate al coinvolgimento dei nervi laringei ricorrenti, entrambe nella stragrande maggioranza dei casi risolvibili nel breve periodo.

CHIRURGIA DEL CARCINOMA TIROIDEO

La Tiroidectomia totale è il trattamento standard del carcinoma tiroideo differenziato.

La sempre più frequente diagnosi ecografica e citologica di neoplasie  tiroidee differenziate di piccole dimensioni e la eccellente prognosi della  malattia hanno portato ad avanzare l’indicazione ad  intervenire in questi  casi con un approccio chirurgico piu’ conservativo (emitiroidectomia)  rispetto alla tiroidectomia totale.

I microPTC (<1 cm) corrispondono a circa il 50% dei PTC di nuova diagnosi.

Nell’ambito dei microcarcinomi  la frequenza di pT3 (estensione oltre la  capsula  tiroidea)  è tra il 17-29%, l’interessamento linfonodale del 15-30%, le forme  multifocali  del 23-35%, con il 12-19% di focalità bilaterale.

Anche nei PTC di piccole dimensioni prima di poter scegliere l’intervento di  loboistmectomia è necessario escludere:

l’esistenza di una malattia multifocale, specie bilaterale

la possibilità che la malattia si estenda oltre la capsula tiroidea

L’esistenza di metastasi linfonodali

La presenza di uno di questi fattori giustifica l’esecuzione di una tiroidectomia totale.

I pazienti con stadiazione pT1N0 rappresentano oltre il  50% dei  microca.papillari <1 cm.Questi pazienti potrebbero essere curati con la sola emitiroidectomia. Inoltre, la emitiroidectomia potrebbe essere proposta  non solo nei microPTC,  ma in tutti i casi di tumore differenziato della tiroide a basso rischio prognostico,  con malattia intratiroidea non plurifocale e senza interessamento linfonodale.

A  favore della  tiroidectomia  totale

Permette l’uso ottimale del trattamento con radioiodio  (questo punto cade nei pazienti che non hanno indicazioni al radioiodio)

Riduce i livelli di TG quindi ne facilita l’uso come marker

Elimina la possibilità di lasciare malattia occulta nel lobo controlaterale

A favore emitiroidectomia

Il ca. papillare della tiroide generalmente ha un corso indolente e un’ottima  prognosi

le complicanze della chirurgia (ipoparatiroidismo e lesione del ricorrente)   sono più frequenti con tiroidectomia totale

necessità di terapia sostituiva a vita dopo tiroidectomia totale.

E’ indispensabile disporre , prima dell’intervento, di elementi sufficienti ad  una corretta stadiazione della malattia , in particolare della sua estensione  loco-regionale.

Importanza della esecuzione di un’accurata ecografia pre-operatoria, che dovrà valutare:

Sede e dimensioni del tumore primitivo

Segni di infiltrazione e/o superamento della capsula tiroidea

Evidenza di multifocalità e soprattutto di bilateralità della neoplasia

Esistenza di interessamento linfonodale

Rischio di ripresa di malattia  fino al 35% dei casi, rilevato  nei primi 5 anni dopo la  diagnosi. In realtà potrebbe essere un residuo di malattia.

Ecografia pre-operatoria per tiroide e linfonodi:  di scelta.

In presenza di linfonodi sospetti, l’etg va integrata con l’agoaspirato linfonodale per esame citologico e per il dosaggio della TIREOGLOBULINA .

La etg identifica mts linfonodali non palpabili nel 20- 33% dei pazienti.

TC con mdc o RM: per meglio definire i rapporti della neoplasia con altri organi  cervico-mediastinici -per escludere una infiltrazione tracheale o esofagea e nei  casi di estensione retrosternale- e per caratterizzare eventuali linfonodi in sede inferiore o posteriore .

PET/PET-TC: utilizzata soprattutto in caso di recidive, con markers positivi, ma  imaging tradizionale negativo.

Eventuale valutazione pre-operatoria della mobilità cordale.

Il compartimento centrale è l’area maggiormente coinvolta  nelle mts da DTC; l’ecografia ha  una sensibilità limitata nella valutazione pre-tiroidectomia dei linfonodi del comparto centrale  (argomento a sostegno della CND profilattica).

Qui sopra sono evidenziate immagini ecografiche di noduli tiroidei con agoaspirato tiroide soispetto per neoplasia e successivamente confermato allìesame istologico post intervento.

L’ecografia ha elevata sensibilità nello studio ecografico dei  linfonodi del compartimento laterale; la dimostrazione di mts laterocervicali pone indicazione anche allo svuotamento linfatico laterocervicale mono o bilaterale a seconda del riscontro ecografico .

 

 

 

 

 

 

 

Autocontrollo tiroideo

Noi siamo i primi conoscitori di noi stessi per cui se notiamo cambiamenti nel nostro aspetto fisico o avvertiamo sintomi anche lievi (che spesso almeno all’inizio difficilmente attribuiamo ad un malfunzionamento tiroideo) si può provare con un cambiamento dello stile di vita alimentare scegliendo alcuni alimenti che aiutino la tiroide ed evitandone altri che la rallentino ulteriormente.

 Andranno poi logicamente eseguiti gli esami del sangue per valutare la funzione della nostra ghiandola tiroidea e vedere se ci troviamo difronte ad una patologia tiroidea o meno .

Vi sono diversi sintomi e segni fisici che possono far sospettare uno squilibrio funzionale della ghiandola. Vediamoli assieme :

  • Difficoltà a dimagrire nonostante le diete; tendenza a ingrassare sull’addome
  • Polpacci gonfi, mani e piedi freddi;
  • Palpebre gonfie e borse sotto gli occhi soprattutto la mattina, viso paffuto e con tendenza al doppio mento, diradamento delle sopracciglia;
  • Capelli secchi, fragili, ruvidi, caduta diffusa, unghie fragili e a lenta crescita;
  • Scarsa sudorazione anche al caldo;
  • Intolleranza al freddo;
  • Addome gonfio, stitichezza;
  • Pelle secca, pallida e ruvida, con ipercheratosi follicolare (aspetto granuloso) soprattutto sulle braccia, gomiti squamosi;
  • Stanchezza mattutina, sonnolenza, mancanza di memoria, tendenza alla depressione, rigidità articolare;
  • Livelli di colesterolo aumentati;
  • Vulnerabilità alle infezioni, micosi recidivanti, dermatiti atopiche;
  • Alterazioni mestruali;

Qualora questi sintomi siano presenti  e in forma marcata, è fondamentale rivolgersi all’endocrinologo per un controllo accurato dei parametri di funzionalità tiroidea ed ecografia alla ghiandola. 

Se i sintomi sono lievi, e quando la pigrizia tiroidea procura ricadute solo “estetiche”, possono essere di aiuto la fitoterapia e alcuni accorgimenti nutrizionali che stimolano la tiroide a ritornare a funzionare correttamente.

Se gli esami denotano invece un rallentamento più marcato della funzionalità tiroidea andrà avviata una terapia ormonale sostitutiva.

La valutazione di quanto la tiroide funziona meno andrà sempre fatta tenendo presente l’età del Paziente.

Con il passare degli anni infatti la tiroide tende fisiologicamente a ridurre la propria funzione ed il TSH (ormone ipofisario che regolare la tiroide e che viene utilizzato per un  primo screening di funzionalità tiroidea) tenderà lentamente a salire.

Cosi come un TSH normale ma superiore a 2,5-3 in Pz di giovane età, pur essendo ancora normale, indica la tendenza, che andrà controllata con ulteriori e successive analisi, della tiroide a rallentarsi, di converso un TSH di 4-5 anche se al limite alto della norma, è da considerarsi nomale in pazienti ottantenni.

Gocce di L Tiroxina

Recentemente sono comparse sul mercato formulazioni a base di tiroxina liquida in gocce.

E’ assolutamente sicura, è bioequivalente (vedi sotto) e comporta una più agevole gestione della terapia medica dell’ipotiroidismo: si può assumere tranquillamente la mattina NON dovendo aspettare 30 minuti prima di fare colazione.

Un prodotto medicinale può essere considerato equivalente terapeutico di un altro prodotto medicinale se contiene lo stesso principio attivo e, clinicamente, mostra la stessa efficacia e la stessa sicurezza di quel prodotto medicinale, di cui efficacia e sicurezza sono già note.

Una nuova formulazione di L tiroxina è quella in gocce. Questa nuova formulazione, nata per chi ha problemi di deglutizione o per i bambini consente una perfetta calibrazione della quantità di principio attivo in funzione delle esigenze terapeutiche proprie di ogni singolo paziente.

Altre formulazioni di L Tiroxina

Recentemente è comparsa sul mercato un nuova formulazione di L tiroxina come fiale monodose da utilizzare sublinguali ( è in fase di pubblicazione un importante lavoro scientifico ). Questa nuova formulazione diversa dalla “storica” compressa o dalle gocce è una valida alternativa alle precedenti e rappresenta il presente/ futuro della terapia sostitutiva dell’ipotiroidismo.

E’ assolutamente sicura, è bioequivalente ( vd sotto ) e comporta una più agevole gestione della terapia medica dell’ipotiroidismo: si può assumere tranquillamente la mattina NON dovendo aspettare 30 minuti prima di fare colazione.

Un prodotto medicinale può essere considerato equivalente terapeutico di un altro prodotto medicinale se contiene lo stesso principio attivo e, clinicamente, mostra la stessa efficacia e la stessa sicurezza di quel prodotto medicinale, di cui efficacia e sicurezza sono già note.

Gli Esami del Sangue

Lo screening di laboratorio della tiroide consiste nel dosaggio di una serie di ormoni (FT3, FT4, TSH) e altre sostanze e anticorpi (Tireoglobulina, anticorpi anti perossidasi tiroidea, anticorpi antitireoglobulina). Il dosaggio di T3 e T4 totali e del reverse T3, non viene utilizzato in quanto, influenzati da diverse situazioni, rischia di fornire risultati ingannevoli. Gli ormoni tiroidei viaggiano nell’organismo legati a delle proteine e non attivi.

E’ per questo che è preferibile valutare la porzione Free di T3 e T4, in quanto i livelli dei due ormoni possono essere influenzati dalle proteine che li trasportano, in particolare della TBG.

La diagnosi di disfunzioni tiroidee deve sempre essere completata con l’ecografia e la scintigrafia tiroidea ( rare volte ), in quanto possono sussistere varie patologie non rilevabili tramite l’analisi di laboratorio.

Un’eccessiva produzione di ormoni tiroidei configura una situazione di IPERTIROIDISMO, viceversa si parla di IPOTIROIDISMO se sussiste un deficit di produzione. La situazione normale si definisce EUTIROIDISMO.

A cosa servono gli ormoni tiroidei

Gli ormoni tiroidei sono importantissimi per lo sviluppo e per la differenziazione fetale. Per questa attività il corpo materno non può supportare il feto, che a partire dall’undicesima settimana deve diventare autonomo.
Nell’adulto gli ormoni della tiroide hanno l’azione di aumentare il metabolismo basale, producendo calore, stimolano la sintesi di proteine, regolano i livelli dei lipidi ed agiscono su ogni processo metabolico del nostro organismo.
Nessun organo o apparato può fare a meno dell’azione della tiroide, per cui gli ormoni tiroidei sono direttamente responsabili del benessere dell’individuo, tale che la Tiroide è stata soprannominata “ Centralina del benessere “.

La valutazione di FT3, FT4 e TSH

Oltre alla conoscenza del livello degli ormoni, lo screening sugli stessi ci dà risposte circa lo sforzo prodotto dalla tiroide nella loro produzione, grazie allo stimolo del TSH. Una bassa produzione ormonale infatti costringe la tiroide ad un’iper produzione di TSH per riportare i livelli nella norma. A lungo andare questo sforzo può condurre a delle alterazioni e alla formazione di noduli.

Vediamo come si presentano i livelli ormonali in relazione ai diversi stati tiroidei.

Ipotiroidismo ( vedi Ipotiroidismo ) Eutiroidismo Ipertiroidismo (vedi Ipertiroidismo)
TSH alto
FT3 basso
FT4 basso
TSH nella norma
FT3 nella norma
FT4 nella norma
TSH basso
FT3 alto
FT4 alto

Sussistono però condizioni di iper e ipotiroidismo “sub clinico” in cui, grazie ad una variazione del TSH, gli ormoni FT3 e FT4 presentano livelli normali, altri, per cui non può essere utilizzato su tutti i pazienti.

Gli anticorpi

Gli anticorpi che vengono indagati sono quelli anti perossidasi tiroidea (Ab anti TPO) e quelli anti tireoglobulina (Ab anti HTG). Tramite questo dosaggio possiamo fare diagnosi di tiroidite autoimmune , la fasoma tirodite di Hashimoto ( vedi tiroiditi ) . Le tiroiditi sono patologie autoimmuni, nelle quali questi due tipologie di anticorpi attaccano la tiroide portando verso un ipotiroidismo.
Gli anticorpi TPO sono particolarmente importanti in quanto possono essere  associati ad altre patologie, come la celiachia, la poliabortività, il diabete insulino dipendente e altre patologie di origine autoimmune.
Esiste poi un altro tipo particalare di anticorpi anti tiroide , i cosidetti , anticorpi anti recettore del TSH che sono la causa del  morbo di Basedow  e della esoftalmopatia basedowiana che spesso si accompagna alla malattia. La terapia verso questo tipo di anticorpi è particalarmente importante in quanto, se trascurati, sono spesso causa di non guarigione dellipertiroidismo e dell’esoftalmo che si accompagna frequentemente alla malattia .

Altri esami ematici della tiroide sono il dosaggio della tireoglobulina che serve come indice di recidiva di neoplasia tiroidea solo nei pazienti a cui è stata asportata la tiroide e il dosaggio della calcitonina che serve invece come marker sierologico di sospetto carcinoma midollare della tiroide.

Valori normali

I test si eseguono sul sangue e non necessitano digiuno. Ricordarsi che se si è in terapia con ormoni tiroidei, questi non devono essere assunti la mattina del prelievo !!

Valori normali
FT3: 1.8 – 4.5 pg/ml
FT4: 5.8 – 16.4 pg/ml
TSH: 0.5 – 3.0 uUI/ml
Ab anti TPO: 0 – 10 UI/ml
An anti HTG: 0 – 5 UI/ml

Prevenzione Malattie Tiroide

La prevenzione e diagnosi precoce tiroidea

Le malattie della tiroide sono in notevole aumento, sia per l’affinarsi delle tecniche diagnostiche, sià perchè instaurandosi una cultura della prevenzione si arriva a fare diagnosi di malattia in stadi clinici fortunatamente sempre più precoci.

Queste malattie  se diagnosticate nella fase iniziale possono essere trattate con successo evitando anche altre patologie collegate al malfunzionamento della tiroide (diabete, ipercolesterolemia, osteoporosi).

E’ questo il concetto che è alla base della Settimana Mondiale della Tiroide, che si celebra a maggio con eventi organizzati un po’ in ogni parte d’Italia.

“Un controllo specialistico con ecografia tiroidea  e un esame del sangue possono prevenire le importanti complicanze cardiovascolari, ossee e metaboliche che anche una lieve disfunzione tiroidea, se non riconosciuta e adeguatamente trattata, può determinare”.

Incontri divulgativi con la popolazione, screening gratuiti, distribuzione di materiale informativo sulla iodoprofilassi, sulle malattie della tiroide e sul ruolo del sale iodato nella prevenzione sono al centro delle iniziative della Giornata promossa dall’Associazione Italiana della Tiroide, dall’Associazione dei Medici Endocrinologi, dalla Società Italiana di Endocrinologia insieme al Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini.

La tiroide è una specie di ‘centrale elettrica’ del nostro corpo e se qualcosa non funziona in questa ghiandola, non funziona in tutto il corpo, perché controlla il metabolismo e le sue principali funzioni, quali il battito cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso centrale, l’accrescimento corporeo, la pressione arteriosa, il livello di colesterolo, il peso, la forza muscolare, l’acutezza mentale e tante altre cose ancora”.

Per funzionare bene questa ghiandola così fondamentale ha bisogno di iodio e nei casi di carenza di questo elemento si possono sviluppare una serie di disturbi tra cui il gozzo (aumento di volume della tiroide) e i noduli tiroidei.

Questi sono nella grande maggioranza benigni, ma in alcuni casi ( 10 – 15 % ) possono segnalare l’insorgenza di un tumore. (vedi Noduli Tiroidei > Tumore Tiroideo)

Come capire se si ha un problema di tiroide? Se la malattia  è ipertiroidismo nella donna giovane (le malattie della tiroide colpiscono le donne da 5 a 8 volte più degli uomini n.d.R.) i sintomi saranno abbastanza evidenti: tremori, palpitazioni, ipersudorazione, dimagrimento molto eclatante.

Più subdoli e quindi difficili da identificare sono i sintomi dell’ipotiroidismo, cioè di un funzionamento della ghiandola a scartamento ridotto.  Si possono verificare aumento del senso di stanchezza, aumento di peso, aumento del colesterolo (che spesso) rappresenta uno dei primi indicatori di malfunzionamento della tiroide) , stipsi, senso di gonfiore, alterazioni mestruali, sintomi d ansioso-depressivi, ritenzione idrica, pelle secca e perdita di capelli ,gonfiore che però sono sfumati e che quindi possono confondersi con altro.

Con il progredire della malattia poi i sintomi diventano sempre più evidenti e si arriva spesso ad una diagnosi di ipotiroidismo , ma in tempi lunghi.

Ricordiamo che esiste nelle malattie tiroidee una grande familiarità per cui se in famiglia abbiamo persone affette da malattie tiroidee come ad  esempio la presenza di parenti di primo grado con malattie autoimmuni della tiroide, il suggerimento è quello di controllare gli esami della tiroide ed una ecografia tiroidea almeno una volta nella vita, anche in assenza di sintomi specifici.

Una volta sorto il sospetto che qualcosa non funzioni a dovere nella ghiandola tiroidea come si fa ad averne conferma? Basta un esame del sangue che dosi il TSH, un ormone prodotto per regolare la tiroide.

Si alza quando la tiroide funziona poco e si abbassa quando funziona tanto. E’ un dosaggio molto sensibile, soprattutto per l’ipotiroidismo e aiuta a definire bene anche la gravità del problema. Se l’ormone è presente in quantità molto elevate, allora si è affetti da ipotiroidismo. Poi si dosano gli ormoni tiroidei veri e propri: tiroxina e tri-iodotironina ( Ft3-Ft4 ) e gli anticorpi anti tiroide TPO – TGA . In caso si avverta la presenza di noduli al tatto, o se ne sospetta la presenza anche se non sono palpabili, va effettuata una ecografia tiroidea  che aiuta a precisare la diagnosi e ad organizzare successivi iter diagnostici tra cui l’agoaspirato tiroideo .

“Lo screening ecografico della popolazione adulta rileva che dal 30 al 50% delle persone esaminate presenta noduli tiroidei” ( Vedi Noduli Tiroidei )  e  Nel Sociale – Relazione conclusiva .

“L’uso del sale iodato, assunto fin dall’infanzia, costituisce la migliore prevenzione dello sviluppo di gozzo e noduli e tendenza all’ipotiroidismo .

Ricordiamo come in particolari momenti della vita la tiroide debba “lavorare “ di più come in gravidanza ( Vedi Tiroide e Gravidanza) dove se sono presenti alterazioni tiroidee e non sono diagnosticate in tempo possono portare a danni seri al nascituro . In altre fasi della nostra vita quali la menopausa va controllata la funzionalità della tiroide per il possibile peggioramento di malattie quali l’osteoporosi.

Tiroide e Seno

Recentemente stanno emergendo sempre più lavori scientifici che documentano una associazione tra problemi tiroidei e mammari. In particolare sono stati presentati importanti risultati dal National Cancer Institute americano in occasione del meeting annuale di Endocrine Society, la più prestigiosa associazione di endocrinologi al mondo.

L’insieme dei dati clinici di pazienti studiate dal 1973 al 2011 ( oltre 700 mila donne ) suggerisce che le donne affette da carcinoma mammario presentano un rischio di sviluppare carcinoma tiroideo nel 16% contro lo 0,33 della popolazione generale, sopratutto nell’età 40-60 anni con varianti anche più aggressive di CA tiroideo rispetto alle varianti più classiche (papillare e follicolare).

Le motivazioni di questa maggiore predisposizione sono da ricercarsi nella radioterapia che molto spesso segue un trattamento chirurgico per carcinoma mammario, la maggiore sorveglianza oncologica a cui sono logicamente sottoposte Pazienti con carcinoma mammario e da un punto di vista strettamente endocrinologico la presenza di recettori per gli ormoni femminili in entrambe le ghiandole.

Data la bassa aggressività , almeno nelle forme classiche , del tumore tiroideo è possibile che questo sia stato diagnosticato successivamente a quello mammario in quanto il primo presenta una storia clinica più lunga. Sono attualmente in studio correlazioni con l’autoimmunità tiroidea (Tiroidite di Hashimoto) e l’associazione tumore mammario-tiroideo.

Dato che il carcinoma tiroideo colpisce donne sempre più giovani e fortunatamente con lesioni meno aggressive e dato che il carcinoma mammario rappresenta il tumore più frequente del sesso femminile e quello tiroideo occupa il secondo posto nell’età 0-49 anni e il quarto posto nella classifica di frequenza sarebbe probabilmente utile uno screening ecografico tiroideo delle pazienti con neoplasia mammaria, specie quelle sottoposte a radioterapia esterna, indipendentemente dai riscontri incidentali  di tireopatie nodulari nel corso del follow-up oncologico mammario.

screening ecografico tiroideo delle pazienti con neoplasia mammaria, specie quelle sottoposte a radioterapia esterna, indipendentemente dai riscontri incidentali di tireopatie nodulari nel corso del follow-up oncologico mammario.

SI VEDA ANCHE: http://www.stefanospinaci.com/tiroide-e-seno/

Fonti bibliografiche  :

Hong Kuo J, et al. Increased incidence of thyroid cancer among breast cancer survivors: an analysis of the SEER 9-database. The Endocrine Society Annual Meeting 2015: abstract THR-044-059.

2. http://seer.cancer.gov.

3. Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) e Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM). Report 2014.

4. Oeffinger KC, et al. Solid tumor second primary neoplasms: who is at risk, what can we do? Semin Oncol 2013, 40: 676-89.

Tiroide e procreazione assistita

L’ipotiroidismo o le tiroiditi di Hashimoto possono essere causa di subfertilità o infertilità.  

Inoltre è importante tenere sotto controllo la tiroide anche quando si inizia un percorso di PMA: in caso di problemi di ipotiroidismo durante i cicli di stimolazione ovarica, un adeguato trattamento con L-tiroxina sodica può aumentare le probabilità di esito positivo dell’impianto dell’embrione e, contestualmente, ridurre il rischio di aborto e di morte intrauterina del feto.

In gravidanza, il rischio del cosiddetto ipotiroidismo gestazionale – è compreso tra il 10 e il 15% nelle pazienti al di sotto dei 25 anni e si attesta stabilmente al di sopra del 15% nelle pazienti di fascia d’età più elevata. Ciò perché la gravidanza richiede alla tiroide una secrezione di ormoni tiroidei maggiore del 30-40% rispetto al normale.

Se non viene garantito un adeguato livello, aumenta il rischio di aborto spontaneo e di nascita prematura, esponendo così il bambino al rischio di manifestare, in seguito, problemi di apprendimento e sviluppo.

Come consigli alle future mamme ne deriva che chi decida di avviare una gravidanza in modo spontaneo o chi debba sottoporsi ad una procreazione medicalmente  assistita debba tassativamente eseguire il dosaggio di Ft3-Ft4-TSH -TPO-TGA sempre prima di tutti i tentativi di gravidanza

 

Malattie tiroidee e PCOS

Recentemente è stato pubblicato  un’interessante revisione degli articoli dedicati alle relazioni esistenti tra alcune malattie della tiroide e Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS), responsabile di alterazioni mestruali, irsutismo ed acne.

Le malattie della tiroide e la PCOS sono tra le patologie endocrinologiche più comuni nella popolazione generale di sesso femminile e la loro presenza associata in uno stesso soggetto viene riconosciuta con frequenza sempre maggiore sopratutto nelle donne giovani.. Benché le cause e i meccanismi che portano allo sviluppo della malattie della tiroide e della PCOS siano diversi, questi quadri hanno alcune caratteristiche in comune.

La risultante di tale studio è che nelle donne con PCOS le ovaie possono assume un aspetto simile a quello che si ha normalmente nelle “vere “ PCOS . Ne deriva logicamente l’importanza di una diagnosi di esclusione di alterazioni tiroidee prima di intraprendere terapia per la PCOS .

I meccanismi patogenetici che sono alla base di entrambe le affezioni sono ancora in corso di studio, ma alterazioni particolari quali l’ipernsulinismo, il sovrappeso e il quadro autoimmune sono spesso alterati in entrambe le malattie.

Ad oggi non vi è ancora documentata evidenza che un ipotiroidismo possa determinare una condizione di PCOS , ma vi sono molte evidenze che donne affette da PCOS possano sviluppare più frequentemente di malattie tiroidee in particolar modo , tiroiditi autoimmuni (Vedi Tiroiditi).

Data l’associazione tra le due patologie e i suddetti meccanismi d’azione si consiglia un controllo della funzionalità tiroidea con esami ematici ed ecografia tiroidea nelle donne con PCOS e logicamente un controllo degli esami di funzionalità ovarica nella pazienti affetta da tiroidite di Hashimoto.