Gocce di L Tiroxina

Recentemente sono comparse sul mercato formulazioni a base di tiroxina liquida in gocce.

E’ assolutamente sicura, è bioequivalente (vedi sotto) e comporta una più agevole gestione della terapia medica dell’ipotiroidismo: si può assumere tranquillamente la mattina NON dovendo aspettare 30 minuti prima di fare colazione.

Un prodotto medicinale può essere considerato equivalente terapeutico di un altro prodotto medicinale se contiene lo stesso principio attivo e, clinicamente, mostra la stessa efficacia e la stessa sicurezza di quel prodotto medicinale, di cui efficacia e sicurezza sono già note.

Una nuova formulazione di L tiroxina è quella in gocce. Questa nuova formulazione, nata per chi ha problemi di deglutizione o per i bambini consente una perfetta calibrazione della quantità di principio attivo in funzione delle esigenze terapeutiche proprie di ogni singolo paziente.

Altre formulazioni di L Tiroxina

Recentemente è comparsa sul mercato un nuova formulazione di L tiroxina come fiale monodose da utilizzare sublinguali ( è in fase di pubblicazione un importante lavoro scientifico ). Questa nuova formulazione diversa dalla “storica” compressa o dalle gocce è una valida alternativa alle precedenti e rappresenta il presente/ futuro della terapia sostitutiva dell’ipotiroidismo.

E’ assolutamente sicura, è bioequivalente ( vd sotto ) e comporta una più agevole gestione della terapia medica dell’ipotiroidismo: si può assumere tranquillamente la mattina NON dovendo aspettare 30 minuti prima di fare colazione.

Un prodotto medicinale può essere considerato equivalente terapeutico di un altro prodotto medicinale se contiene lo stesso principio attivo e, clinicamente, mostra la stessa efficacia e la stessa sicurezza di quel prodotto medicinale, di cui efficacia e sicurezza sono già note.

Gli Esami del Sangue

Lo screening di laboratorio della tiroide consiste nel dosaggio di una serie di ormoni (FT3, FT4, TSH) e altre sostanze e anticorpi (Tireoglobulina, anticorpi anti perossidasi tiroidea, anticorpi antitireoglobulina). Il dosaggio di T3 e T4 totali e del reverse T3, non viene utilizzato in quanto, influenzati da diverse situazioni, rischia di fornire risultati ingannevoli. Gli ormoni tiroidei viaggiano nell’organismo legati a delle proteine e non attivi.

E’ per questo che è preferibile valutare la porzione Free di T3 e T4, in quanto i livelli dei due ormoni possono essere influenzati dalle proteine che li trasportano, in particolare della TBG.

La diagnosi di disfunzioni tiroidee deve sempre essere completata con l’ecografia e la scintigrafia tiroidea ( rare volte ), in quanto possono sussistere varie patologie non rilevabili tramite l’analisi di laboratorio.

Un’eccessiva produzione di ormoni tiroidei configura una situazione di IPERTIROIDISMO, viceversa si parla di IPOTIROIDISMO se sussiste un deficit di produzione. La situazione normale si definisce EUTIROIDISMO.

A cosa servono gli ormoni tiroidei

Gli ormoni tiroidei sono importantissimi per lo sviluppo e per la differenziazione fetale. Per questa attività il corpo materno non può supportare il feto, che a partire dall’undicesima settimana deve diventare autonomo.
Nell’adulto gli ormoni della tiroide hanno l’azione di aumentare il metabolismo basale, producendo calore, stimolano la sintesi di proteine, regolano i livelli dei lipidi ed agiscono su ogni processo metabolico del nostro organismo.
Nessun organo o apparato può fare a meno dell’azione della tiroide, per cui gli ormoni tiroidei sono direttamente responsabili del benessere dell’individuo, tale che la Tiroide è stata soprannominata “ Centralina del benessere “.

La valutazione di FT3, FT4 e TSH

Oltre alla conoscenza del livello degli ormoni, lo screening sugli stessi ci dà risposte circa lo sforzo prodotto dalla tiroide nella loro produzione, grazie allo stimolo del TSH. Una bassa produzione ormonale infatti costringe la tiroide ad un’iper produzione di TSH per riportare i livelli nella norma. A lungo andare questo sforzo può condurre a delle alterazioni e alla formazione di noduli.

Vediamo come si presentano i livelli ormonali in relazione ai diversi stati tiroidei.

Ipotiroidismo ( vedi Ipotiroidismo ) Eutiroidismo Ipertiroidismo (vedi Ipertiroidismo)
TSH alto
FT3 basso
FT4 basso
TSH nella norma
FT3 nella norma
FT4 nella norma
TSH basso
FT3 alto
FT4 alto

Sussistono però condizioni di iper e ipotiroidismo “sub clinico” in cui, grazie ad una variazione del TSH, gli ormoni FT3 e FT4 presentano livelli normali, altri, per cui non può essere utilizzato su tutti i pazienti.

Gli anticorpi

Gli anticorpi che vengono indagati sono quelli anti perossidasi tiroidea (Ab anti TPO) e quelli anti tireoglobulina (Ab anti HTG). Tramite questo dosaggio possiamo fare diagnosi di tiroidite autoimmune , la fasoma tirodite di Hashimoto ( vedi tiroiditi ) . Le tiroiditi sono patologie autoimmuni, nelle quali questi due tipologie di anticorpi attaccano la tiroide portando verso un ipotiroidismo.
Gli anticorpi TPO sono particolarmente importanti in quanto possono essere  associati ad altre patologie, come la celiachia, la poliabortività, il diabete insulino dipendente e altre patologie di origine autoimmune.
Esiste poi un altro tipo particalare di anticorpi anti tiroide , i cosidetti , anticorpi anti recettore del TSH che sono la causa del  morbo di Basedow  e della esoftalmopatia basedowiana che spesso si accompagna alla malattia. La terapia verso questo tipo di anticorpi è particalarmente importante in quanto, se trascurati, sono spesso causa di non guarigione dellipertiroidismo e dell’esoftalmo che si accompagna frequentemente alla malattia .

Altri esami ematici della tiroide sono il dosaggio della tireoglobulina che serve come indice di recidiva di neoplasia tiroidea solo nei pazienti a cui è stata asportata la tiroide e il dosaggio della calcitonina che serve invece come marker sierologico di sospetto carcinoma midollare della tiroide.

Valori normali

I test si eseguono sul sangue e non necessitano digiuno. Ricordarsi che se si è in terapia con ormoni tiroidei, questi non devono essere assunti la mattina del prelievo !!

Valori normali
FT3: 1.8 – 4.5 pg/ml
FT4: 5.8 – 16.4 pg/ml
TSH: 0.5 – 3.0 uUI/ml
Ab anti TPO: 0 – 10 UI/ml
An anti HTG: 0 – 5 UI/ml

Prevenzione Malattie Tiroide

La prevenzione e diagnosi precoce tiroidea

Le malattie della tiroide sono in notevole aumento, sia per l’affinarsi delle tecniche diagnostiche, sià perchè instaurandosi una cultura della prevenzione si arriva a fare diagnosi di malattia in stadi clinici fortunatamente sempre più precoci. Queste malattie  se diagnosticate nella fase iniziale possono essere trattate con successo evitando anche altre patologie collegate al malfunzionamento della tiroide ( diabete, ipercolesterolemia, osteoporosi…… )”.

E’ questo il concetto che è alla base della Settimana Mondiale della Tiroide, che si celebra a maggio con eventi organizzati un po’ in ogni parte d’Italia. “Un controllo specialistico con ecografia tiroidea  e un esame del sangue possono prevenire le importanti complicanze cardiovascolari, ossee e metaboliche che anche una lieve disfunzione tiroidea, se non riconosciuta e adeguatamente trattata, può determinare”.

Incontri divulgativi con la popolazione, screening gratuiti, distribuzione di materiale informativo sulla iodoprofilassi, sulle malattie della tiroide e sul ruolo del sale iodato nella prevenzione sono al centro delle iniziative della Giornata promossa dall’Associazione Italiana della Tiroide, dall’Associazione dei Medici Endocrinologi, dalla Società Italiana di Endocrinologia insieme al Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini.

La tiroide è una specie di ‘centrale elettrica’ del nostro corpo e se qualcosa non funziona in questa ghiandola, non funziona in tutto il corpo, perché controlla il metabolismo e le sue principali funzioni, quali il battito cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso centrale, l’accrescimento corporeo, la pressione arteriosa, il livello di colesterolo, il peso, la forza muscolare, l’acutezza mentale e tante altre cose ancora”. Per funzionare bene questa ghiandola così fondamentale ha bisogno di iodio e nei casi di carenza di questo elemento si possono sviluppare una serie di disturbi tra cui il gozzo (aumento di volume della tiroide) e i noduli tiroidei. Questi sono nella grande maggioranza benigni, ma in alcuni casi ( 10 – 15 % ) possono segnalare l’insorgenza di un tumore. (vedi Noduli Tiroidei > Tumore Tiroideo)

Come capire se si ha un problema di tiroide? Se la malattia  è ipertiroidismo nella donna giovane (le malattie della tiroide colpiscono le donne da 5 a 8 volte più degli uomini n.d.R.) i sintomi saranno abbastanza evidenti: tremori, palpitazioni, ipersudorazione, dimagrimento molto eclatante. Più subdoli e quindi difficili da identificare sono i sintomi dell’ipotiroidismo, cioè di un funzionamento della ghiandola a scartamento ridotto.  Si possono verificare aumento del senso di stanchezza, aumento di peso, aumento del colesterolo (che spesso) rappresenta uno dei primi indicatori di malfunzionamento della tiroide) , stipsi, senso di gonfiore, alterazioni mestruali, sintomi d ansioso-depressivi, ritenzione idrica, pelle secca e perdita di capelli ,gonfiore che però sono sfumati e che quindi possono confondersi con altro. Con il progredire della malattia poi i sintomi diventano sempre più evidenti e si arriva spesso ad una diagnosi di ipotiroidismo , ma in tempi lunghi.

Ricordiamo che esiste nelle malattie tiroidee una grande familiarità per cui se in famiglia abbiamo persone affette da malattie tiroidee come ad  esempio la presenza di parenti di primo grado con malattie autoimmuni della tiroide, il suggerimento è quello di controllare gli esami della tiroide ed una ecografia tiroidea almeno una volta nella vita, anche in assenza di sintomi specifici.

Una volta sorto il sospetto che qualcosa non funzioni a dovere nella ghiandola tiroidea come si fa ad averne conferma? Basta un esame del sangue che dosi il TSH, un ormone prodotto per regolare la tiroide. Si alza quando la tiroide funziona poco e si abbassa quando funziona tanto. E’ un dosaggio molto sensibile, soprattutto per l’ipotiroidismo e aiuta a definire bene anche la gravità del problema. Se l’ormone è presente in quantità molto elevate, allora si è affetti da ipotiroidismo. Poi si dosano gli ormoni tiroidei veri e propri: tiroxina e tri-iodotironina ( Ft3-Ft4 ) e gli anticorpi anti tiroide TPO – TGA . In caso si avverta la presenza di noduli al tatto, o se ne sospetta la presenza anche se non sono palpabili, va effettuata una ecografia tiroidea  che aiuta a precisare la diagnosi e ad organizzare successivi iter diagnostici tra cui l’agoaspirato tiroideo .

“Lo screening ecografico della popolazione adulta rileva che dal 30 al 50% delle persone esaminate presenta noduli tiroidei” ( Vedi Noduli Tiroidei )  e  Nel Sociale – Relazione conclusiva .

“L’uso del sale iodato, assunto fin dall’infanzia, costituisce la migliore prevenzione dello sviluppo di gozzo e noduli e tendenza all’ipotiroidismo .

Ricordiamo come in particolari momenti della vita la tiroide debba “lavorare “ di più come in gravidanza ( Vedi Tiroide e Gravidanza) dove se sono presenti alterazioni tiroidee e non sono diagnosticate in tempo possono portare a danni seri al nascituro . In altre fasi della nostra vita quali la menopausa va controllata la funzionalità della tiroide per il possibile peggioramento di malattie quali l’osteoporosi.

Tiroide e Seno

Recentemente stanno emergendo sempre più lavori scientifici che documentano una associazione tra problemi tiroidei e mammari. In particolare sono stati presentati importanti risultati dal National Cancer Institute americano in occasione del meeting annuale di Endocrine Society, la più prestigiosa associazione di endocrinologi al mondo.

L’insieme dei dati clinici di pazienti studiate dal 1973 al 2011 ( oltre 700 mila donne ) suggerisce che le donne affette da carcinoma mammario presentano un rischio di sviluppare carcinoma tiroideo nel 16% contro lo 0,33 della popolazione generale, sopratutto nell’età 40-60 anni con varianti anche più aggressive di CA tiroideo rispetto alle varianti più classiche (papillare e follicolare).

Le motivazioni di questa maggiore predisposizione sono da ricercarsi nella radioterapia che molto spesso segue un trattamento chirurgico per carcinoma mammario, la maggiore sorveglianza oncologica a cui sono logicamente sottoposte Pazienti con carcinoma mammario e da un punto di vista strettamente endocrinologico la presenza di recettori per gli ormoni femminili in entrambe le ghiandole.

Data la bassa aggressività , almeno nelle forme classiche , del tumore tiroideo è possibile che questo sia stato diagnosticato successivamente a quello mammario in quanto il primo presenta una storia clinica più lunga. Sono attualmente in studio correlazioni con l’autoimmunità tiroidea (Tiroidite di Hashimoto) e l’associazione tumore mammario-tiroideo.

Dato che il carcinoma tiroideo colpisce donne sempre più giovani e fortunatamente con lesioni meno aggressive e dato che il carcinoma mammario rappresenta il tumore più frequente del sesso femminile e quello tiroideo occupa il secondo posto nell’età 0-49 anni e il quarto posto nella classifica di frequenza sarebbe probabilmente utile uno screening ecografico tiroideo delle pazienti con neoplasia mammaria, specie quelle sottoposte a radioterapia esterna, indipendentemente dai riscontri incidentali  di tireopatie nodulari nel corso del follow-up oncologico mammario.

screening ecografico tiroideo delle pazienti con neoplasia mammaria, specie quelle sottoposte a radioterapia esterna, indipendentemente dai riscontri incidentali di tireopatie nodulari nel corso del follow-up oncologico mammario.

SI VEDA ANCHE: http://www.stefanospinaci.com/tiroide-e-seno/

Fonti bibliografiche  :

Hong Kuo J, et al. Increased incidence of thyroid cancer among breast cancer survivors: an analysis of the SEER 9-database. The Endocrine Society Annual Meeting 2015: abstract THR-044-059.

2. http://seer.cancer.gov.

3. Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) e Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM). Report 2014.

4. Oeffinger KC, et al. Solid tumor second primary neoplasms: who is at risk, what can we do? Semin Oncol 2013, 40: 676-89.

Tiroide e procreazione assistita

L’ipotiroidismo o le tiroiditi di Hashimoto possono essere causa di subfertilità o infertilità.  

Inoltre è importante tenere sotto controllo la tiroide anche quando si inizia un percorso di PMA: in caso di problemi di ipotiroidismo durante i cicli di stimolazione ovarica, un adeguato trattamento con L-tiroxina sodica può aumentare le probabilità di esito positivo dell’impianto dell’embrione e, contestualmente, ridurre il rischio di aborto e di morte intrauterina del feto.

In gravidanza, il rischio del cosiddetto ipotiroidismo gestazionale – è compreso tra il 10 e il 15% nelle pazienti al di sotto dei 25 anni e si attesta stabilmente al di sopra del 15% nelle pazienti di fascia d’età più elevata. Ciò perché la gravidanza richiede alla tiroide una secrezione di ormoni tiroidei maggiore del 30-40% rispetto al normale.

Se non viene garantito un adeguato livello, aumenta il rischio di aborto spontaneo e di nascita prematura, esponendo così il bambino al rischio di manifestare, in seguito, problemi di apprendimento e sviluppo.

Come consigli alle future mamme ne deriva che chi decida di avviare una gravidanza in modo spontaneo o chi debba sottoporsi ad una procreazione medicalmente  assistita debba tassativamente eseguire il dosaggio di Ft3-Ft4-TSH -TPO-TGA sempre prima di tutti i tentativi di gravidanza

 

Malattie tiroidee e PCOS

Recentemente è stato pubblicato  un’interessante revisione degli articoli dedicati alle relazioni esistenti tra alcune malattie della tiroide e Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS), responsabile di alterazioni mestruali, irsutismo ed acne.

Le malattie della tiroide e la PCOS sono tra le patologie endocrinologiche più comuni nella popolazione generale di sesso femminile e la loro presenza associata in uno stesso soggetto viene riconosciuta con frequenza sempre maggiore sopratutto nelle donne giovani.. Benché le cause e i meccanismi che portano allo sviluppo della malattie della tiroide e della PCOS siano diversi, questi quadri hanno alcune caratteristiche in comune.

La risultante di tale studio è che nelle donne con PCOS le ovaie possono assume un aspetto simile a quello che si ha normalmente nelle “vere “ PCOS . Ne deriva logicamente l’importanza di una diagnosi di esclusione di alterazioni tiroidee prima di intraprendere terapia per la PCOS .

I meccanismi patogenetici che sono alla base di entrambe le affezioni sono ancora in corso di studio, ma alterazioni particolari quali l’ipernsulinismo, il sovrappeso e il quadro autoimmune sono spesso alterati in entrambe le malattie.

Ad oggi non vi è ancora documentata evidenza che un ipotiroidismo possa determinare una condizione di PCOS , ma vi sono molte evidenze che donne affette da PCOS possano sviluppare più frequentemente di malattie tiroidee in particolar modo , tiroiditi autoimmuni (Vedi Tiroiditi).

Data l’associazione tra le due patologie e i suddetti meccanismi d’azione si consiglia un controllo della funzionalità tiroidea con esami ematici ed ecografia tiroidea nelle donne con PCOS e logicamente un controllo degli esami di funzionalità ovarica nella pazienti affetta da tiroidite di Hashimoto.

Obesità

L’obesità

è considerata una patologia endemica, ed è considerata come obesità qualsiasi alterazione del grasso corporeo tale da determinare importanti alterazione sulla salute dell’individuo.. Nello specifico l’obesità è prerogativa tipica, anche se non esclusiva, dei Paesi occidentali, dove circa 1/3 degli abitanti è sovrappeso.

Secondo i dati ISTAT, nel 1999 gli Italiani sovrappeso erano circa il 33,6% della popolazione, mentre gli obesi erano “soltanto” il 9,1%. Da allora ad oggi il dilagare dell’obesità non ha accennato rallentamenti, tanto che ha ormai raggiunto la soglia del 10% (9,8%). Cresce anche il numero di Italiani sovrappeso, passati dal 33,6% del 1999 all’attuale 34,2%. Il dato più allarmante riguarda la diffusione del problema tra i bambini di cui l’Italia detiene, insieme alla Grecia e alla Spagna, il triste primato. Oltre un terzo dei bambini italiani di età compresa tra i sei e i nove anni è infatti in condizioni di sovrappeso o obesità (34,1%).

Fino a pochi anno orsono si considerava il sovrappeso e l’obesità solo come un accumulo di tessuto adiposo nel nostro organismo, tale da determinare essenzialmente solo problematiche cardiologiche e dislipidemiche ossia ipercolesterolemia ed ipertrigliceridemia.

Da alcuni anni si è scoperto come il tessuto adiposo non sia solo un serbatoio di calorie assunte in eccesso con l’alimentazione ma sia un vero e proprio organo endocrino in quanto si è visto che questo è in grado di produrre decine di ormoni che influenzano molteplici organi del nostro corpo.

Tale situazione è iniziata con la scoperta del primo ormone prodotto dal tessuto adiposo ossia la Leptina che ha completamente cambiato l’approccio al sovrappeso e all’obesità . Si sono infatti con la ricerca scoperti decine di ormoni ( adiponectina, resistina, IL6, Asp, Pai 1…) che prodotti dal tessuto adiposo regolano il tessuto stesso ed aumentano in rischio di altre patologie come insulino resistenza, diabete, infiammazioni croniche….

L’organo adiposo come ormai viene definito deve quindi essere studiato in primis dall’endocrinologo che tramite particolari esami ematici fotografa quella che è la situazione clinica del paziente in sovrappeso e individua le possibili cause dell’aumento di peso ( tiroide lenta, insulina alta, aumento del cortisolo, sindrome metabolica…) e una volta risolte con terapie specifiche, con l’aiuto  della dietoterapia riesce a far perdere correttamente peso ossiamassa grassa e non massa magra ( muscoli ) ai pazienti.

Il non controllare le suddette problematiche ormonali come causa del sovrappeso o dell’obesità è quasi sempre alla base degli insuccessi delle più vari diete con il risultato che il paziente nel lungo periodo assume sempre più peso rispetto a quello che riesce effettivamente a perdere e soprattutto a mantenere.

Il problema dell’obesità e dell’adiposità viscerale si deve risolvere con logicamente norme dietetiche ed attività fisica ma spesso non è sufficiente. Una volta escluso da parte dell’endocrinologo che non esistano condizioni cliniche che ostacolino la perdita di peso (ipotiroidismo, iperinsulinemia, ipercortisolismo patologico, sindrome metabolica…) il problema si sposta sul comportamento alimentare e sul dispendio energetico. Questo approccio spesso però può non bastare.   Esistono infatti condizioni che non  vengono evidenziate dagli esami ematici ormonali , quali uno stato di ipercortisolismo non patologico, lieve insulino resistenza che ostacolano la normale perdite di peso sopratutto del grasso viscerale .Esiste un enzima chiamato11- beta- idrossisteroide deidrogenasi – 1 che è localizzato nel fegato e nel tessuto adiposo che catalizza la conversione del cortisone inattivo a cortisolo attivo. L’abbondanza di grasso viscerale (addominale) si accompagna ad un aumento dell’espressione dell’enzina 11-betaHSD-1 e a conseguente iperproduzione di cortisolo.Non si tratta di un eccesso patologico di cortisolo prodotto da surreni come avviene nella Sindrome di Cushing , ma di una condizione di ipercortisolismo moderato che può determinare  sovrappeso, insulino resistenza ed adiposità viscerale .

Una sostanza nota da tempo come la Curcumina inibisce questo enzima ed altre citochine proinfiammatorie (vedi immagine L’organo adiposo ) riducendo quindi l’ipercortisolismo omentale. Inoltre questa sostanza svolge un importante azione anticancerogena, antinfiammatoria ed anti ossidante.

La sua utilizzazione clinica è sempre rimasta disattesa in quanto per rendere efficace questa azione erano necessarie dosi molto alte che il Paziente poteva non tollerare. Recentemente è apparso sul mercato un integratore particolare che data la sua struttura chimica ( in associazione alla piperna che ne aumenta la sua efficacia) permette di utilizzare basse dosi di curcumina, senza avere effetti dannosi ma sbloccando quel circolo vizioso che si innesca nelle persone in sovrappeso. Questo circolo vizioso prevede insulino resistenza , ipercortisolismo, quindi ulteriore aumento dell’adiposità viscerale e impossibilità a perdere peso.

L’uso di questo integratore associato ad una dieta ad HOC e ad altri integratori o farmaci può aiutare  ad abbassare la resistenza insulinica con conseguente riduzione dell’adiposità viscerale e perdita di peso corporeo e conseguente riduzione delle problematiche cardiometaboliche.

Acido alfa lipoico e obesità, nuove strategie terapeutiche.

Osteoporosi

Malattia scheletrica caratterizzata da una riduzione della resistenza ossea che predispone a un aumento del rischio di frattura

La resistenza ossea riflette l’integrazione di due proprietà fondamentali: la massa e la qualità dell’osso

Sull’osso agiscono decine di ormoni che ne regolano la densità e che se alterati posso determinare o peggiorare l’ osteoporosi.

Il rischio di frattura dipende da una interazione tra resistenza ossea e trauma, molto frequentemente determinato da una semplice caduta.

La resistenza ossea dipende sia da fattori quantitativi, come la massa, sia da fattori qualitativi, come geometria, microstruttura, turnover, composizione cristallina e organica della matrice. L’entità del trauma è in rapporto al tipo di caduta, alla efficacia delle reazioni protettive e alla possibilità di dissipare l’energia del trauma, legata ad es. allo spessore dei tessuti molli.

Tutti i fattori che condizionano il rischio di caduta tendono ovviamente ad aumentare la probabilità di fratture.

Densità ossea e rischio di frattura

Gli studi biomeccanici in vitro ed ex vivo hanno dimostrato che la densità ossea spiega fino all’80% della resistenza ossea

Grandi studi epidemiologici prospettici hanno mostrato una consistente relazione tra densità ossea e rischio di frattura; in generale, la riduzione di una deviazione standard della densità ossea aumenta di 1.5-2.5 volte il rischio di frattura (grado di evidenza I; UK Royal College of Physicians, 1999)

La relazione tra densità ossea e fratture è simile o più forte di quella presente tra fattori di rischio largamente accettati  e altre patologie (colesterolemia, ipertensione).

Fattori di Rischio Clinici Indipendenti BMD

Cosa sono:

  • Caratteristiche Cliniche del paziente che peggiorano aspetti correlati al rischio di frattura “indipendentemente ed indipendenti” dal valore di densità minerale ossea.

Quali sono:

  • Anamnesi positiva per frattura da fragilità dopo i 40 anni
  • Anamnesi familiare positiva per frattura di femore
  • Uso di Corticosteroidi
  • Anamnesi positiva per Artrite Reumatoide
  • Abitudine al fumo attuale
  • Indice Massa Corporea ≤ 20 kg/m2
  • Intake alcool ≥ 3 unità giorno

MECCANISMI PATOGENETICI DELL’OSTEOPOROSI LEGATI ALL’ETA’

Deficit Locali:

  • Attività osteoblastica
  • TGFb1

Deficit Sistemici:

  • Vit D
  • androgeni surrenalici
  • mobilità /carico
  • alimentazione / assorbimento

MECCANISMI PATOGENETICI DELL’OSTEOPOROSI LEGATI   ALLA  MENOPAUSA (deficienza estrogenica)

Locali (diretti):

– elevati livelli di fattori locali (citochine)
– elevato turnover

  • Sistemici (indiretti):

– assorbimento calcio intestinale

+ calcio escrezione renale

+ Aumentata sensibilità al PTH

 

CONCLUSIONI

  • Nell’osteoporosi la fragilità scheletrica e la conseguente suscettibilità alle fratture dipendono sia da una riduzione quantitativa della massa ossea che da una sovvertimento qualitativo del tessuto osseo.
  • Nell’osteoporosi primitiva la carenza estrogenica (con l’invecchiamento) rappresenta la causa principale di queste modificazioni quantitative e qualitative a carico dello scheletro
  • Per effettuare una prevenzione efficace, e poter diagnosticare in tempo una iniziale osteoporosi devono essere fatti gli esami di primo livello ed una MOC.