Inositolo e Obesità e Hashimoto

Inositolo e Obesità e Hashimoto 

L’Inositolo è stato isolato nel 1850 da Johan Joseph Sherer, il quale lo denominò inositolo partendo dalla parola greca INOS=muscolo.

Altre nozioni storiche:

La ricerca ha in seguito confermato la presenza dell’inositolo in altri organi e tessuti, chiarendone con il tempo il ruolo fisiologico:

Nel 1964 Eisenberg e Bolden scoprirono che i testicoli erano particolarmente ricchi di inositolo. Tra il 1973 e il 1976 diversi scienziati dimostrarono che a livello di prostata, vesciche seminali, epididimo e nel liquido seminale i livelli di inositolo potevano arrivare ad una concentrazione tripla rispetto al plasma, rilevando un primo legame fra inositolo e fertilità.

Nella seconda metà degli anni ’80 Larner propose l’esistenza di secondi messaggeri dell’insulina che veicolassero il segnale dell’ormone all’interno della cellula, successivamente al suo legame con il recettore; questi secondi messaggeri diversi fra loro erano poi responsabili delle diverse azioni fisiologiche promosse dall’insulina. Nel 1988 Larner individuò nell’inositolo il secondo messaggero dell’insulina e in particolare i due stereoisomeri: mioinositolo e di-chiroinositolo.

L’inositolo sottoforma di fitato è un componente comunemente presente in molte piante di uso alimentare. Tale forma di inositolo viene utilizzata per stoccare il fosforo nelle piante. I fitati però non sono digeribili tal quali dagli esseri umani, richiedono infatti una specifica flora intestinale per essere metabolizzati. L’inositolo è presente anche in prodotti di origine animale (carne, latticini, uova).

l’inositolo è un alcol ciclico a 6 atomi di C, in natura esistono 9 stereoisomeri diversi e fra questi il mioinositolo è la forma più abbondante; nell’uomo il 90% dell’inositolo corporeo è mioinositolo. Oltre che dalla dieta il mioinositolo viene sintetizzato direttamente: il rene recupera e sintetizza giornalmente una quantità pari a 4 gr, la quale si disperde in tutto l’organismo con le maggiori quantità che si accumulano a livello dei testicoli, della tiroide, del fegato della milza, dell’ipofisi e del cervello. Oltre al mioinositolo è presente un secondo stereoisomero: il di-chiroinositolo che viene sintetizzato secondo specifici rapporti in determinati organi (fegato in primis), su azione di un’epimerasi tessuto specifica, attivata dall’insulina, utilizzando il mioinositolo come precursore attivo. A livello ematico il rapporto fisiologico fra le due forme è 40:1. Entrambi gli stereoismoeri in modo diverso hanno specifici ruoli fisiologici e attivano diverse cascate enzimatiche su azione degli ormoni.

Nelle cellule dei mammiferi l’inositolo è presente sottoforma di fosfatidilinositolo il quale si localizza a livello delle membrane cellulari, legato ai fosfolipidi di membrana.

Per la sua struttura e proprietà chimiche la natura ha selezionato il mioinositolo per essere uno dei principali SECONDI MESSAGGERI nel nostro organismo. Ciò significa che trasferisce all’interno della cellula bersaglio il messaggio fisiologico di un ormone, quando questo per la sua struttura e natura non è in grado di superare la membrana cellulare. Il processo di attivazione del mio-inositolo è mediato dal legame ormone-recettore.

INOSITOLO E INSULINA

Il fosfatidilinositolo è il secondo messaggero dell’insulina, la quale quando si lega al proprio recettore promuove la liberazione de

L’azione del mio-inositolo è DUPLICE: IPOGLICEMIZZANTE  in quanto migliora il quadro glicemico diminuendo la resistenza insulinica eFOLLICOLOSTIMOLANTE in quanto RIDUCE le concentrazioni ematiche dell’FSH migliorando la trasmissione del segnale a livello FSH-recettore.

Questa duplice azione è possibile in quanto il mio-inositolo non è solo un secondo messaggero insulinico, ma è anche direttamente coinvolto nella trasduzione del segnale dell’FSH .

L’azione ipoglicemizzante dell’inositolo è qui illustrata: il mio-inositolo viene fisiologicamente assunto dal flusso ematico attraverso i canali del glucosio, per questo è consigliabile la sua assunzione lontano dai pasti per evitare la competizione con il glucosio stesso. Il mio-inositolo così accumulato nella cellula si localizza sottoforma di fosfatidilinositolo, in prossimità del recettore dell’insulina, rendendolo in grado di propagare il segnale all’interno della cellula.

A livello del fegato quando l’insulina entra in contatto con il recettore la maggiorparte del mio-inositolo viene liberata dai fosfolipidi di membrana e promuove una serie di reazioni che portano all’entrata di glucosio all’interno della cellula epatica. Parallelamente circa il 30% di mioinositolo viene convertito in di-chiroinositolo, dall’epimerasi attivata su azione dell’insulina, questo di-chiroinositolo agisce principalmente attivando la glicogeno sintasi che immagazzina il glucosio nella cellula sottoforma di glicogeno, evitando così il suo accumulo in lipidi.

Nell’OVAIO troviamo delle concentrazioni estremamente elevate di mio inositolo, mentre la forma d-chiroinositolo è marginale. A livello delle cellule della granulosa il mio-inositolo ha infatti un duplice ruolo in quanto svolge la funzione di secondo messaggero dell’insulina e dell’ormone FSH. In una situazione fisiologica la conversione di mio-inositolo in di-chiroinositolo è estremamente bassa mentre l’ovaio utilizza prevalentemente mioinositolo su azione dell’FSH per promuovere le reazioni che porteranno allo sviluppo del follicolo primario e alla conseguente ovulazione.

L’attuale ricerca dimostra che ENTRAMBE le forme sono presenti e necessarie e che in una situazione fisiologica il segnale insulinico non fa altro che alterare temporaneamentel’equilibrio di una forma rispetto all’altra.

PATOLOGIA: PCOS E SENSIBILITA’ ALL’INSULINA

La sindrome del’ovaio policistico è una patologia endocrinologica multifattoriale di eziologia ancora poco chiara, che presenta una componente di familiarità, e che comporta iperandrogenismo, oligomenorrea/amenorrea, dismetabolismo

Negli ultimi anni sono aumentate le evidenze scientifiche che correlano la PCOS ad un’aumentata resistenza all’insulina; la bassa sensibilità all’insulina sebbene non sia il principale agente eziologico contribuisce grandemente al mantenimento e allo sviluppo della sintomatologia. Come?

La bassa resistenza all’insulina comporta l’instaurarsi di un’iperinsulinemia compensativa che a cascata coinvolge il metabolismo e la fertilità della donna. La bassa sensibilità dei recettori all’insulina a livello epatico attivano i processi che tendono ad accumulare glucosio sottoforma di lipidi, in quanto si ha una riduzione delle attività del mio e del di-chiroinositolo epatico. Parallelamente l’iperinsulinemia riduce i livelli di SHBG aumentando i livelli di testosterone libero.

A livello dell’OVAIO si ha un’azione diretta all’aumento dei livelli di insulina ematici, in quanto l’ovaio non è in grado di sviluppare una propria resistenza all’insulina. La diretta conseguenza è una iperattività della epimerasi che converte troppo rapidamente il mioinositolo dell’ovaio in di-chiroinositolo, compromettendo il rapporto fisiologico fra le due forme e diminuendo il mioinositolo, secondo messaggero dell’FSH: i follicoli non maturano e vanno in atresia aumentando ulteriormente i livelli di testosterone ematico.

Secondo questo modello una bassa sensibilità all’insulina comporta dismetabolismo e iperinsulinemia compensativa che alterando i rapporti mio/d-chiroinositolo a livello dell’ovaio determina infertilità e iperandrogenismo.

INOSITOLO E PCOS

Gli approcci terapeutici negli anni si sono concentrati a risolvere, utilizzando la pillola, gli aspetti legati all’iperandrogenismo e all’irsutismo, eventualmente associando una dieta per ridurre il peso delle pazienti. Si sono utilizzati anche farmaci off-label come la metformina ma con indiscussi effetti collaterali.

L’inositolo agisce ripristinando il corretto equilibrio ormonale essendo un secondo messaggero.

La riduzione dei livelli di insulina riducono la sintesi di-chiroinositolo a livello dell’ovaio, un cofattore della patologia in questo organo, e l’apporto di mioinositolo ristabiliscono una regolare ovulazione ripristinando e migliorando il segnale dell’FSH. (scegliere articoli)

MIO e DCHIRO

Entrambi gli stereoisomeri hanno presentato su azione dell’insulina un’attività ipoglicemizzante.

Ed entrambi sono stati usati per il trattamento della PCOS. Un primo articolo sull’impiego del d-chiroinositolo nella PCOS è stato pubblicato da Nestler nel 1998 e un secondo articolo nel 2002, questi studi sebbene avessero dei dati brillanti con studi successivi presentarano una scarsissima riproducibilità dipendente dai dosaggi impiegati, tali risultati portarono alla sospensione dei finanziamenti per la ricerca e all’attribuzione di orphan drug.

Poco dopo gli studi si concentrarono sull’impiego del mioinositolo che dette dei risultati scientificamente più solidi. Negli ultimi anni la ricerca ha permesso di chiarire i dosaggi e l’impiego del di-chiroinositolo.

Il d-chiroinositolo aveva presentato dei problemi perchè anche se è vero che ha una azione epatica ipoglicemizzante, nella PCOS l’ovaio iperproduce di-chiroinositolo come conseguenza della patologia e un dosaggio troppo elevato contribuisce a peggiorare il quadro patologico dell’organo anche se migliora il dismetabolismo a livello epatico e questo per la peculiarità dell’ovaio di non produrre una propria resistenza all’insulina.

La ricerca di questi ultimi 10 anni ha dimostrato come l’impiego dell’inositolo possa rispondere, agendo sui secondi messaggeri ormonali e migliorando la sensibilità all’insulina, sia alla riduzione  dei livelli di insulina, di androgeni, di peso che ad una ripresa di un regolare ciclo mestruale.

Fonti alimentari di Inositolo – Focus sugli Inositosi

 

Obesità

L’obesità è considerata una patologia endemica, ed è considerata come obesità qualsiasi alterazione del grasso corporeo tale da determinare importanti alterazione sulla salute dell’individuo.. Nello specifico l’obesità è prerogativa tipica, anche se non esclusiva, dei Paesi occidentali, dove circa 1/3 degli abitanti è sovrappeso.

Secondo i dati ISTAT, nel 1999 gli Italiani sovrappeso erano circa il 33,6% della popolazione, mentre gli obesi erano “soltanto” il 9,1%. Da allora ad oggi il dilagare dell’obesità non ha accennato rallentamenti, tanto che ha ormai raggiunto la soglia del 10% (9,8%). Cresce anche il numero di Italiani sovrappeso, passati dal 33,6% del 1999 all’attuale 34,2%. Il dato più allarmante riguarda la diffusione del problema tra i bambini di cui l’Italia detiene, insieme alla Grecia e alla Spagna, il triste primato. Oltre un terzo dei bambini italiani di età compresa tra i sei e i nove anni è infatti in condizioni di sovrappeso o obesità (34,1%).

Fino a pochi anno orsono si considerava il sovrappeso e l’obesità solo come un accumulo di tessuto adiposo nel nostro organismo, tale da determinare essenzialmente solo problematiche cardiologiche e dislipidemiche ossia ipercolesterolemia ed ipertrigliceridemia.

Da alcuni anni si è scoperto come il tessuto adiposo non sia solo un serbatoio di calorie assunte in eccesso con l’alimentazione ma sia un vero e proprio organo endocrino in quanto si è visto che questo è in grado di produrre decine di ormoni che influenzano molteplici organi del nostro corpo.

Tale situazione è iniziata con la scoperta del primo ormone prodotto dal tessuto adiposo ossia la Leptina che ha completamente cambiato l’approccio al sovrappeso e all’obesità . Si sono infatti con la ricerca scoperti decine di ormoni ( adiponectina, resistina, IL6, Asp, Pai 1…) che prodotti dal tessuto adiposo regolano il tessuto stesso ed aumentano in rischio di altre patologie come insulino resistenza, diabete, infiammazioni croniche….

L’organo adiposo come ormai viene definito deve quindi essere studiato in primis dall’endocrinologo che tramite particolari esami ematici fotografa quella che è la situazione clinica del paziente in sovrappeso e individua le possibili cause dell’aumento di peso ( tiroide lenta, insulina alta, aumento del cortisolo, sindrome metabolica…) e una volta risolte con terapie specifiche, con l’aiuto  della dietoterapia riesce a far perdere correttamente peso ossiamassa grassa e non massa magra ( muscoli ) ai pazienti.

Il non controllare le suddette problematiche ormonali come causa del sovrappeso o dell’obesità è quasi sempre alla base degli insuccessi delle più vari diete con il risultato che il paziente nel lungo periodo assume sempre più peso rispetto a quello che riesce effettivamente a perdere e soprattutto a mantenere.

Il problema dell’obesità e dell’adiposità viscerale si deve risolvere con logicamente norme dietetiche ed attività fisica ma spesso non è sufficiente. Una volta escluso da parte dell’endocrinologo che non esistano condizioni cliniche che ostacolino la perdita di peso (ipotiroidismo, iperinsulinemia, ipercortisolismo patologico, sindrome metabolica…) il problema si sposta sul comportamento alimentare e sul dispendio energetico. Questo approccio spesso però può non bastare.   Esistono infatti condizioni che non  vengono evidenziate dagli esami ematici ormonali , quali uno stato di ipercortisolismo non patologico, lieve insulino resistenza che ostacolano la normale perdite di peso sopratutto del grasso viscerale .Esiste un enzima chiamato11- beta- idrossisteroide deidrogenasi – 1 che è localizzato nel fegato e nel tessuto adiposo che catalizza la conversione del cortisone inattivo a cortisolo attivo. L’abbondanza di grasso viscerale (addominale) si accompagna ad un aumento dell’espressione dell’enzina 11-betaHSD-1 e a conseguente iperproduzione di cortisolo.Non si tratta di un eccesso patologico di cortisolo prodotto da surreni come avviene nella Sindrome di Cushing , ma di una condizione di ipercortisolismo moderato che può determinare  sovrappeso, insulino resistenza ed adiposità viscerale .

Una sostanza nota da tempo come la Curcumina inibisce questo enzima ed altre citochine proinfiammatorie (vedi immagine L’organo adiposo ) riducendo quindi l’ipercortisolismo omentale. Inoltre questa sostanza svolge un importante azione anticancerogena, antinfiammatoria ed anti ossidante.

La sua utilizzazione clinica è sempre rimasta disattesa in quanto per rendere efficace questa azione erano necessarie dosi molto alte che il Paziente poteva non tollerare. Recentemente è apparso sul mercato un integratore particolare che data la sua struttura chimica ( in associazione alla piperna che ne aumenta la sua efficacia) permette di utilizzare basse dosi di curcumina, senza avere effetti dannosi ma sbloccando quel circolo vizioso che si innesca nelle persone in sovrappeso. Questo circolo vizioso prevede insulino resistenza , ipercortisolismo, quindi ulteriore aumento dell’adiposità viscerale e impossibilità a perdere peso.

L’uso di questo integratore associato ad una dieta ad HOC e ad altri integratori o farmaci può aiutare  ad abbassare la resistenza insulinica con conseguente riduzione dell’adiposità viscerale e perdita di peso corporeo e conseguente riduzione delle problematiche cardiometaboliche.